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Litio in Argentina, l’italiana Faam aprirà una fabbrica di batterie

Stiamo entrando nell’era delle batterie super-resistenti. In una corsa senza precedenti tra Paesi per accaparrarsi le materie prime e posizionarsi come pionieri di ciò che gli esperti chiamano «transizione energetica». Un esempio lampante è il boom dell’auto elettrica, inizialmente trainata dall’americana Tesla che ha scommesso su quelle al litio e ormai diventata un trend globale su cui la Cina ha giocato d’anticipo. Ora l’Europa, in primis la Germania, sta correndo ai ripari. Volkswagen, primo produttore al mondo, ha appena annunciato un investimento da 900 milioni nella svedese Northvolt. Per realizzare una fabbrica di celle batteria da 16 GWh convertendosi nella più grande d’Europa, a Salzgitter, Bassa Sassonia.

 Ma lo choc vero e proprio potrebbe arrivare dall’Ibm. Che sta sviluppando una chimica che farebbe a meno del Cobalto, del metallo raro più critico, l’unico tra quelli utilizzati nelle batterie litio-ioni a non poter essere riciclato. Scompare dal catodo, così come il Nickel. Viene sostituito da materie prime ricavate dall’acqua di mare. La Cina detiene una posizione dominante raffinando e lavorando più dell’80% del Cobalto immesso sul mercato. Così verrebbe progressivamente dis-intermediata e non è un caso che siano gli americani a investire sul settore per ridurre il vantaggio di Pechino.

 A maggio nella provincia settentrionale argentina di Jujuy — al centro del «triangolo del litio» (tra Argentina, Cile e Bolivia) dove si concentra l’85% delle riserve mondiali di litio — è stata posta la prima pietra di una fabbrica di celle e batterie al litio costituita da una joint venture italo-argentina. Partecipata da Faam al 40% e dall’azienda statale argentina Jemse (60%) (che gestisce le miniere di Jujuy). Prevede che l’azienda italiana porti il proprio know-how e che Jemse metta a disposizione il 5% della produzione totale annua di carbonato di litio. Ciò da una parte permetterà agli argentini di trasformare e commercializzare nel mondo una materia prima molto preziosa il cui sfruttamento ad oggi è affidato alle concessionarie straniere (è il caso dei cinesi che vendono agli argentini batterie al litio «made in China» con litio estratto a Jujuy).

 Dall’altra parte l’Italia si garantisce l’accesso al 5% delle 70mila tonnellate estratte in Argentina al miglior prezzo di mercato. Il litio sarà utilizzato sia nell’impianto di Jujuy sia per produrre batterie nello stabilimento ex Indesit di Teverola che il gruppo Seri ha acquisito da Whirlpool. Dice l’ambasciatore italiano a Buenos Aires, Giuseppe Manzo, che «questa collaborazione industriale produce occupazione in Italia e Argentina e maggiore spazio nella catena del valore delle risorse».

Fonte ufficiale: https://www.corriere.it/economia/consumi/20_gennaio_06/litio-argentina-l-italiana-faam-aprira-fabbrica-batterie-cbb8e5fa-30b0-11ea-b117-147517815558.shtml 


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